
Fedeli alla terra della quale si nutrono
Quando vivevo a Firenze, tornando dall’università, passavo davanti a un casolare non distante dal parco e dall’inizio del bosco ai piedi di una collina vicina. Vedevo spesso un contadino impegnato a lavorare la terra e poco distante da lui, maestose, le galline.
Si ripeteva quasi ogni giorno la stessa scena, il contadino che con la zappa arava il terreno e le galline che con il becco foravano la terra.



Nessuno osava oltrepassare i confini del campo, rimanevano immobili nei loro impieghi. È intuibile che il contadino rimanesse fermo in quello spazio perché era lì che doveva lavorare, ma le galline, cosa le fermava? Che strani animali le galline, da sempre banalizzati a animali brutti e stupidi tanto da diventare un’offesa, eppure…
Potrebbero andare ovunque invece rimangono fedeli a quel luogo che le nutre, hanno le ali ma rimangono con il becco nella terra a studiarne ogni zolla, ogni più piccolo sasso.
La gallina è per me il simbolo della fedeltà alla terra, del tempo che muta alcuni aspetti della natura conservandone altri. Il suo uovo non rappresenta solo qualcosa che potrà essere ma qualcosa che già è, un dono fragile e prezioso.